La violenza maschile

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Ogni volta che la mostruosità del male irrompe, o meglio si svela agli occhi della  nostra coscienza, ci ritroviamo,  annichiliti,  alla sbarra. Lo conferma il voyeurismo collettivo che  inchioda tutti davanti alla TV quando la realtà della tragedia supera le varie fiction che inondano le nostre serate. Ma non ci salva il sentimento di orrore che ci invade ogni volta, né la curiosità morbosa che suscitano le tragedie,  se non tentiamo di capire il significato di queste atrocità.  Nel caso di Sarah e della sua fine terribile,  sgomenta non solo la modalità degli atti con cui si è consumato il delitto ma il fatto che è ancora la famiglia  il palcoscenico della violenza e che, una volta di più, sono protagoniste le relazioni perverse tra maschi e femmine. Perché, senza nulla togliere alla gravità di questo orrore e alla brutalità di quell’uomo, Sarah, in quanto ragazzina e donna, rappresenta solo l’ennesima vittima di una cultura violenta e oppressiva che ha le sue radici in un maschile oggi più che mai incapace di gestire le sue parti ombra,  mostruose e devastanti.
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Le aggressioni alle donne, i casi di stalking che non si contano più, la violenza domestica fatta di azioni quotidiane per lo più nascoste, ripropongono con drammatica evidenza una realtà maschile sovente incapace di contenere il proprio potenziale aggressivo e quella pulsionalità degli istinti che invece di essere al servizio di una gioiosa relazione producono sottomissione e morte. Basta andare a vedere i dati, sempre provvisori e parziali, diffusi dai Centri italiani di antiviolenza per notare che per gran parte la violenza è di genere maschile e quasi nell’80% degli casi, offese, umiliazioni e stupri sono ad opera di mariti , compagni, ex partner, zii, padri, o parenti stretti. Inoltre solo il 3% dei violentatori è rappresentato da sconosciuti.                                                       

Ciò significa che la violenza contro le donne non è riducibile alla devianza di alcuni maschi maniaci o emarginati. E' un'equazione semplicistica e fuorviante che rischia di alimentare solo risposte di emergenza e politiche basate esclusivamente sulla repressione. Non ci sono, o sono davvero pochi, i bruti stranieri che aspettano le donne dietro gli angoli delle strade, come non ci sono più, o quasi, i pedofili che molestano i bambini al parco. Non si tratta quindi di scovare il mostro che se ne sta nascosto nell'ombra emergendo nei vicoli bui di periferia. E nemmeno curare un maschio malato o isolare il mostro di turno. C’è una comunità maschile, che vive un disagio profondo, da aiutare e educare.  

La violenza maschile ultima modifica: 2010-10-10T16:17:46+00:00 da admin

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